Incontro dell'associazione A'Cumba

Giovanni, fratello di Peppino Impastato ad Acerra racconta la "Mafia"

Giovanni, fratello di Peppino Impastato ad Acerra per raccontare la "Mafia"
Giovanni, fratello di Peppino Impastato ad Acerra per raccontare la "Mafia"
A sviscerare le gesta di Peppino Impastato ci ha pensato l’avvocato Bianco, il quale ne ha rimarcato con precisione i 100 passi, raccontando la sua vita fino alla morte.

Una morte scomoda, fu quella di Peppino Impastato, giornalista e primo attivista per la difesa dei diritti sociali, ucciso dalla mafia il 9 Maggio del 1978 il cui corpo fu adagiato dapprima sui binari di una antica ferrovia, e poi fatto esplodere con una carica di tritolo.
Sulla sua storia, è intervenuto ad Acerra nell’area nord di Napoli, presso la sala del Parco Urbano, il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, preciso testimone di un martire che ha dato la vita per gli altri sbeffeggiando la mafia.
Al convegno moderato dal giornalista Achille Talarico, vi erano il sindaco Raffaele Lettieri, Costantino Riemma presidente dell’associazione A’Cumba, Giovanni Bianco presidente fondazione S.M.Liguori, Francesco Urraro presidente ordine avvocati di Nola, e Domenico Paolella assessore alla legalità del comune di Acerra.
A sviscerare le gesta di Peppino Impastato ci ha pensato l’avvocato Bianco, il quale ne ha rimarcato con precisione i 100 passi, raccontando la sua vita fino alla morte. Dal suo attivismo per il rispetto dei diritti sociali, alla lotta alla mafia. Quella mafia di Tano Badalamenti sbeffeggiata e presa in giro con l’utilizzo di radio Out, la radio di Peppino dove ogni giorno raccontava le storie vere di “Tano Seduto”, così veniva apostrofato il boss mafioso, condannato poi all’ergastolo dopo le confessioni di Vito Palazzolo.
“Mio fratello Peppino è l’erede di tante battaglie sociali, da portella delle ginestre, a quella per la difesa dei fondi agricoli agli agricoltori - racconta Impastato, che rimarca come il fratello pur nascendo in una famiglia di mafiosi, la mafia la sempre ripudiata ed odiata. E poi lancia un monito “dobbiamo combattere l’indifferenza. L’antimafia la si fa sulle battaglie sociali. Sono i movimenti il vero sale della democrazia. Non dobbiamo mai rassegnarci, ma conoscere meglio il nostro territorio rispettandolo e difenderlo da chi lo vuole distruggere”.
Insomma, per Impastato i giovani di oggi devono uscire dalla culla di quell’internet che devia la mente, ma dare un forte contributo all’umanità aiutando gli altri e ripudiando chi vuole inculcare il male.

FRANCESCO CELARDO

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