EDITORIALE

Il successo di GoggleBox, la nevrosi umana in tv

Il successo di GoggleBox, la nevrosi umana in tv
Da ieri sera in tv il programma che guarda chi guarda. Altissimo lo share di ascolti, così come la fortunata edizione inglese che ha conquistato il pubblico. Tra le trasmissioni analizzate c'è anche Grande Fratello: praticamente viene spiato il telespettatore che a sua volta spia i concorrenti della casa di Cinecittà. Un punto di vista nuovo, ma solo in fatto di tv, perchè in realtà ieri è andata in onda la cara e vecchia insicurezza ossessiva dell'uomo che ha bisogno dell'altro come specchio per vedere sè stesso.

Metatelevisione, esperimento sociologico, rivoluzione televisiva: sono tante le definizioni attribuite all'ultima trovata Mediaset, GoggleBox. Il programma è un format trasmesso da un palinsesto tv inglese e riproposto adesso anche in Italia. La prima puntata è andata in onda ieri in seconda serata dopo Le Iene. Dai primi dati sembra che il successo del programma sia indiscutibile. La struttura è molto semplice: prendi 12 gruppi di ascolto, riuniscili sul divano e lasciali guardare la tv con la possibilità di commentare liberamente ciò che vedono. Praticamente una spia in salone!
La puntata quindi non poteva che cominciare con i commenti sulla maxi spia più famosa d'Italia: il Grande Fratello. Quest'ultimo nacque come un esperimento sociologico, quasi un'osservazione partecipata. Praticamente un esperimento scientifico in laboratorio, ma i protagonisti non sono nè sostanze chimiche nè materiali, ma sono umani, persone. Il successo di questo programma fu non solo la curiosità che riuscì a suscitare già dalla prima edizione, ma ancor di più il senso di riconoscimento che ogni telespettatore riusciva a mettere in pratica nei confronti di questo o quel concorrente di Gf.
Gli esperimenti sociologici non sono altro che una fotocopia rimpicciolita della realtà e quindi l'Italia spiava sè stessa dalle telecamere della casa di Cinecittà. Ma adesso, 10 anni dopo il punto di vista cambia ancora, e sembra che diventa necessario guardare dal buco della serratura se stessi e il vicino di casa, nella condizione più naturale possibile come quella di stare in casa a guardare la tv sul divano.
La domanda curiosa è questa: a quale scopo? E' necessario guardarsi dall'esterno per capirsi o per analizzarsi? E' importante spiare quello che dicono gli altri davanti un televisore con programmi di prima serata, e quindi con pochi spunti di riflessione? E se fosse il bisogno di mischiare entrambe le cose?
Insicurezza, capire sè stessi utilizzando l'altro come specchio e proiettare la propria persona verso qualcosa che ci sembra più grandi di noi come la tv.
Se questa non è nevrosi umana come la si può chiamare?

Oriana Gionfriddo

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