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Borghi italiani, niente prevenzione: il solito stupore

Borghi italiani, niente prevenzione: il solito stupore
Non abbiamo neanche fatto a tempo a riprenderci dalle immagini di devastazione e morte del terremoto che il 24 agosto scorso ha ferito in modo indelebile il territorio tra Marche, Umbria e Lazio che siamo ripiombati improvvisamente nello stesso incubo. La terra ha tremato di nuovo in centro Italia ma questa volta non ci sono stati morti e distruzione come ad agosto; crolli sono stati segnalati ovunque nell'area interessata. Migliaia gli sfollati. A farne le spese sono stati nuovamente quei borghi medievali che sono orgoglio e ricchezza del nostro Paese.

Non abbiamo neanche fatto a tempo a riprenderci dalle immagini di devastazione e morte del terremoto che il 24 agosto scorso ha ferito in modo indelebile il territorio tra Marche, Umbria e Lazio che siamo ripiombati improvvisamente nello stesso incubo. La terra ha tremato di nuovo in centro Italia e fortunatamente questa volta non ci sono stati morti e distruzione come ad agosto, ma crolli sono stati segnalati ovunque nell'area interessata. Migliaia sono gli sfollati. A farne le spese sono stati nuovamente quei borghi medievali che sono orgoglio e ricchezza del nostro Paese. Tanto belli, quanto fragili. Tanto ricchi di storia e arte, quanto poveri. Poveri di sicurezza, almeno nella maggior parte dei casi. Qui, come nel resto d'Italia, la politica, intesa come pratica, di prevenzione, è ancora un'illustre sconosciuta sconosciuta. Eppure tutto il centro Italia, nella dorsale appenninica, è indicato nelle mappe dei sismologi come una zona ad altissimo rischio sismico. Ma evidentemente la prevenzione non ha mai fatto parte della "lista delle cose importanti da fare" dei nostri governi. Sembra quasi che in questo Paese la programmazione sia solo una parola, vuota di contenuti e azioni reali. Siamo bravi a gestire l'emergenza, anima, cuore e solidarietà non ci mancano, ma quanto a programmare azioni che evitino altri disastri futuri, siamo proprio a digiuno. Almeno nei fatti, perché a parole, invece, non siamo secondi a nessuno. Di certo avviare concretamente una politica di interventi di prevenzione antisismica non è cosa facile: serve tanto denaro, e anche quando ci fosse, bisognerebbe utilizzarlo al meglio, mettendo in campo interventi risolutivi e soprattutto fatti a regola d'arte. Enzo Boschi, uno dei massimi sismologi europei, afferma che già nel 2003 era stata resa nota sulla Gazzetta Ufficiale la pericolosità sismica della zona appenninica e che a tutt'oggi, di contro, siamo molto indietro sulla prevenzione. Sempre Boschi afferma che bisognerebbe mettere a punto un maxi piano ventennale di interventi di prevenzione con investimenti di almeno 10 miliardi di euro l'anno specialmente per le regioni del centro e sud Italia. E non solo solo parole: la riprova che la prevenzione paga, esiste e si trova nella stessa zona in cui la terra ha tremato sia il 24 agosto che due giorni fa: Norcia, in Umbria è stata ricostruita, dopo il terremoto del 1979, seguendo criteri e parametri antisismici e i danni dopo il terremoto del 24 agosto, sono stati praticamente irrilevanti. Ecco perché ci chiediamo con amarezza, ancora oggi, dopo l'ennesimo sisma: "Ma perché non farlo prima, risparmiando soldi, edifici e in alcuni casi vite umane?

di CARMEN SAMBITO

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