EDITORIALE

"Punizione divina" e "lasagne Italiane" al peggio non c'è fine

Dal terremoto di Amatrice a quello di Norcia, si sono scatenate anche le allusioni ironiche e le battute di pessimo gusto estere nei confronti del dramma italiano. Dichiarazioni sorprendenti che non lasciano spazio ad ulteriori commenti. Con gli sfollati e i disperati che non hanno più nulla e in preda alla morsa del freddo che sta stringendo l'Italia, non c'è fede o punizione divina che tenga, al massimo una cultura della legalità e della prevenzione che nel nostro Paese, nonostante sia per gran parte altamente sismico, tarda ad entrare nella cultura comune di tutti i giorni.

Sembra che il terremoto in Italia attiri sempre qualche vignetta, battuta o dichiarazione di cattivo gusto. Se la prima volta ci hanno pensato i redattori del satirico francese Charlie Hebdo, nei giorni scorsi è stata la volta del viceministro della Cooperazione regionale di Israele Ayooub Kara (del Likud, il partito del premier Benyamin Netanyahu) in missione a Roma in Vaticano proprio sulla vicenda delle votazioni all'Unesco, dichiarando: "Il terremoto? Una punizione divina all'Italia per essersi astenuta alla votazione dell'Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme" - che, a giudizio di Israele e delle comunità ebraiche del mondo, ha negato i legami millenari di Israele con l'ebraismo.
Dichiarazioni sorprendenti che non lasciano spazio ad ulteriori commenti. Con gli sfollati e i disperati che non hanno più nulla e in preda alla morsa del freddo che sta stringendo l'Italia, non c'è fede o punizione divina che tenga, al massimo una cultura della legalità e della prevenzione che nel nostro Paese, nonostante sia per gran parte altamente sismico, tarda ad entrare nella cultura comune di tutti i giorni.
In molti paesi del mondo l'uomo combatte da sempre contro le avversità e le calamità naturali, ma solamente in quelli con una certa emergenza culturale ed una supponenza teleologica, si fa riferimento alla fede per comprendere quelle che appaiono inspiegabili ed irrazionali decisioni altrui.

di SILVIO APARO

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