“Dove nasce l’Arcobaleno”

Auditorium S. Vincenzo Ferreri di Ibla stracolmo per la presentazione del primo libro di Andrea Caschetto

Ho deciso di devolvere tutto il ricavato delle vendite del mio libro in beneficenza perché se, ad esempio, anche mi fossi comprato una macchina sarei stato contento solo per qualche giorno. Così invece, stiamo già destinando una parte del denaro per la costruzione di una ludoteca a Chakama, in Kenya, in un villaggio sperduto dell’Africa. Ed è questo che mi fa davvero felice ed è una scelta che non rimpiangerò mai”. 
 
È così che Andrea Caschetto risponde quando qualcuno gli chiede per quale motivo non ha deciso di tenere qualcosa anche per sé. E lo ha spiegato ieri sera alla conferenza che ha tenuto a Ragusa Ibla, nella splendida cornice della chiesa sconsacrata S. Vincenzo Ferreri, stracolma di gente curiosa di sentire proprio dalla voce del 26enne come è nato il progetto del suo primo libro, edito da Giunti, Dove nasce l’Arcobaleno.
Andrea dopo aver girato il mondo cinque volte e aver girato in lungo e in largo l’Italia per raccontare a grandi e piccoli la sua storia, per la prima volta ieri lo ha fatto a casa sua, dov’è nato, davanti a sua madre e alle persone a lui care. Ma insieme agli amici di sempre ad ascoltarlo c’erano pure altre centinaia di persone che magari non gli hanno mai stretto la mano, ma che hanno imparato a conoscerlo attraverso la sua pagina Facebook e attraverso i racconti dei suoi viaggi e delle sue esperienze fatte in giro per gli orfanotrofi del mondo. Dove nasce l’Arcobaleno racchiude infatti tutto questo più sette storie di orfani.
Andrea Caschetto ieri sera ha parlato senza seguire una scaletta: delle foto gli scorrevano dietro e su alcune si soffermava per spiegare a quali persone erano legate, a che ricordi lo riportavano, che sensazioni gli suscitavano. Quasi come un flusso di coscienza.

Ha raccontato di un successo mediatico arrivato solo dopo che, il 2 novembre del 2015, ha scritto per la prima volta della battaglia contro un tumore al cervello: “Io mi sono chiesto come mai si siano interessati tutti alla mia storia solo dopo aver raccontato della malattia, io non volevo fare vittimismo. Ma poi ho capito. La gente mi segue e mi vuole bene perché ha compreso che ho raccontato di quella parte della mia vita per dimostrare che tutto si può affrontare con forza e coraggio, col sorriso sulle labbra”.
Tra i temi trattati anche quello della paura del diverso, delle differenze culturali e di religione, dell’attenzione che va utilizzata nel decidere a quali Onlus fare delle donazioni, del modo in cui spesso siamo spinti a giudicare i diversamente abili. Diversi i piacevoli fuori programma, come la testimonianza di due ragazzi in sedia a rotelle: uno di loro, affetto dalla sclerosi multipla, ha recitato una sua poesia in dialetto, una poesia molto vicina alla filosofia di Andrea, quella di non abbattersi mai di fronte alle prove che la vita ci mette di fronte.
Andrea ha anche voluto che ieri sera le persone che lo hanno visto crescere regalassero ai presenti una loro testimonianza: prima la giornalista Teresa Guarnuccio che, quando lui era ancora un bambino, era la sua baby-sitter e poi, chiamata sul palco a sorpresa, la mamma Sara che ha raccontato, commossa, di un figlio speciale di cui non può fare altro che essere fiera e che, nonostante le preoccupazioni di saperlo in giro per il mondo, non può non appoggiarlo e non apprezzarlo per tutto quello che fa: “Vedo gente felice come voi stasera e so che non devo frenarlo perché ha il dono di far sorridere le persone”.
Nel mezzo anche dei video, in uno di questi il volto di Andrea e dei bambini con i quali ha giocato in giro per il mondo su una bellissima cover di Giovanni Caccamo della canzone “Can't take my eyes off you”.
Toccante anche la testimonianza dell’amico di una vita Andrea Gurrieri che, attraverso una foto che Caschetto aveva pubblicato, è riuscito a riconoscere la malattia di una bambina sordomuta che se esposta al sole per molto tempo, senza le dovute precauzioni, avrebbe potuto sviluppare tumori e altri gravi problemi che, adesso invece potranno essere evitati. A dimostrazione, questo, che aiutarsi è fondamentale e che se si vuole dare una mano, lo si può fare in qualsiasi modo, basta solo volerlo.
Al termine Andrea Caschetto ha salutato tutti leggendo una frase che è un po’ l’essenza del suo libro: "La diversità è normalità, i bambini sono bambini, e nulla importa se i loro occhi non vedono e le loro orecchie non sentono. Sono imperfetti. Ma non è la perfezione che bisogna insegnare, ma la felicità."

(Articolo e Foto di Roberta Gurrieri)

Roberta Gurrieri

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