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Vaccini e "Metalli pesanti", presenza scomoda fino alla fine degli anni '90

Vaccini e "Metalli pesanti", presenza scomoda fino alla fine degli anni '90
Il Dottore Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, è uno che fa ricerche e pubblicazioni nel campo delle nanopatologie (tutto ciò che è causato da nanoparticelle inquinanti) da molti anni. Impegnato ad analizzare molti vaccini, ne ha già rivelati ben 29, è diventato un personaggio scomodo che non piace molto alle lobby del farmaco. Quello che Montanari ha cercato di far comprendere e svelare nel corso degli anni, non è tanto la pericolosità del principio attivo di un vaccino, piuttosto la presenza di metalli tossici.

Abbiamo pubblicato ieri un articolo sul delicato tema dei Vaccini e l'Autismo, e lo ribadiamo subito per quanti non hanno letto per intero l'articolo, che allo stato attuale non è stata scientificamente riscontrata alcuna correlazione, data la complessità del fenomeno: basti pensare che nell'arco di una intera vita umana subiamo circa 20 mila mutazioni genetiche.
Tuttavia, l'indagine in corso, attraverso l'impegno di molti biochimici e genetisti, continua a proporre interrogativi che nel tempo potranno forse trovare alcune risposte certe.
Tra queste quella relativa all'utilizzo dei cosiddetti metalli pesanti, che sono presenti in molti tipi di vaccini.
Il Dottore Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, è uno che fa ricerche e pubblicazioni nel campo delle nanopatologie (tutto ciò che è causato da nanoparticelle inquinanti) da molti anni. Impegnato ad analizzare molti vaccini, ne ha già rivelati ben 29, è diventato un personaggio scomodo che non piace molto alle lobby del farmaco.
Tra le sue dichiarazioni che hanno lasciato il segno, nero su bianco alcuni mesi addietro, una in particolare, è importante che venga riportata:

Abbiamo analizzato un altro vaccino. Questa volta si trattava del Menveo, un anti-meningite A, C, W135 e Y. Con buona pace dei luminari che ci rassicurano facendoci dormire sonni tranquilli, anche il campione analizzato ha mostrato la presenza evidente di particelle inquinanti. In particolare, e tra le altre, si trattava di frammenti di ferro-cromo-silicio-zolfo, alluminio-silicio, zolfo-bario-silicio, ferro-calcio-silicio-alluminio, alluminio-rame. Restiamo in attesa di dimostrazione scientifica che iniettare materiale di quel genere sia benefico per l’organismo o, quanto meno, sia innocuo.
Quello che Montanari ha cercato di far comprendere e svelare nel corso degli anni, col suo continuo impegno e le sue ricerche, non è tanto la pericolosità del principio attivo di un vaccino, che stimola correttamente la risposta del sistema immunitario, piuttosto la presenza di metalli tossici che sarebbero presenti nei diversi preparati, come riporta la sua dichiarazione. Ed è interessante la sua di conclusione. Cioè che non è importante per noi dimostrare la pericolosità di queste sostanze, anzi lungi da questo pensiero, piuttosto, il contrario, che debbano essere autorevoli e serie dimostrazioni scientifiche semmai a dimostrare il contrario.

Vero è però che da diversi anni i principali vaccini pediatrici hanno eliminato quasi del tutto i cosiddetti metalli pesanti, a cominciare da uno dei più incriminati, ovvero il Thiomersal, un antisettico. In Italia, l'unica presenza riconosciuta ufficialmente è una minusciola quantità di sali di alluminio, circa un millesimo di grammo, che è diventato l'oggetto preferito delle campagne antivaccinali.
Minuscole quantità di sali di alluminio vengono aggiunte ai vaccini che proteggono dalle seguenti malattie: tetano, difterite, pertosse, hib, epatite A e B, pneumococco, meningococco, papillomavirus umano.

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