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Energia, forum euromediterraneo: no business senza sviluppo

Energia, forum euromediterraneo: no business senza sviluppo
E' fondamentale che l'Italia non perda l'occasione di diventare il perno di quella rete di collegamenti stradali, portuali e ferroviari che renderanno il Mediterraneo uno snodo importante per l'economia mondiale

Il bacino del Mediterraneo come "baricentro" di un nuovo modello di cooperazione tra l'Unione europea e l'Africa che fornisca opportunita' di business ma porti anche "sviluppo" e "stabilita'" nei Paesi della sponda Sud. Se ne e' discusso al Forum euro-mediterraneo, organizzato col patrocinio del Parlamento europeo e dal Ppe, al Palazzo delle stelline, a Milano. "Non c'e' energia affidabile e competitiva se non c'e' sviluppo", ha sostenuto Dario Speranza, vice presidente Affari istituzionali di Eni. "Lavorare in Africa per l'Africa e' un naturale contributo" alla gestione dei "fenomeni migratori e alla stabilita' dell'area", ha proseguito Speranza discutendo con esperti e rappresentanti di societa' energetiche nel workshop organizzato dall'europarlamentare di Forza Italia, Stefano Maullu. "Energia per noi e' geopolitica", ha sostenuto, dal canto suo, Nicola Melchiotti, capo Affari e regolamenti europei di Enel. "Energia e' anche e soprattutto sviluppo. La domanda energetica nel Nord del mondo, Europa e Usa, e' stabile o in calo", mentre "nel Sud del mondo e' in crescita". La "grande" sfida o business, ha sostenuto, e' "dare accesso energetico a quel miliardo e 400 milioni di persone che non hanno accesso all'energia". Si tratta di gente, ha spiegato, che vive in "Paesi emergenti o in via di sviluppo", spesso in villaggi isolati dove non sara' possibile costruire infrastrutture elettriche ma occorre organizzare "micro o mini investimenti". A questo proposito, Melchiotti ha illustrato l'esempio del progetto avviato da Enel di formazione all'assemblaggio di pannelli solari, rivolto ad anziane di tutto il mondo.
Valeria Palmisano, responsabile relazioni istituzionali Ue di Edison, ha illustrato la presenza del gruppo in Algeria, Egitto e Grecia, oltre che nel Mediterraneo orientale, in particolare Israele. "L'abbondanza energetica della regione apre opportunita' per l'Italia e l'Europa - ha sostenuto -. Non e' necessariamente vero che pace e stabilita' sono una conditio sine qua non per gli investimenti". Servono, ha continuato, "modelli energetici sostenibili che riescano a accompagnare queste prospettive di crescita di questi Paesi, e uscire dalla logica del paternalismo energetico".
E' fondamentale che l'Italia non perda l'occasione di diventare il perno di quella rete di collegamenti stradali, portuali e ferroviari che renderanno il Mediterraneo uno snodo importante per l'economia mondiale.
"L'Italia sara' l'hub naturale del Mediterraneo nell'orizzonte di cinque o sei anni e non deve perdere questa occasione", ha sostenuto Fabrizio Zucca, presidente di Strategia e sviluppo consulting, intervenendo al Forum organizzato dall'europarlamentare di Forza Italia, Stefano Maullu, con il patrocinio del Parlamento europeo e del Ppe. Critico l'intervento di Diego Sozzani, presidente di Greenline Novara, attivita' di studi di ingegneria. "Di network in Italia se ne fa poco - ha affermato - . E' grande l'opportunita' che, con lo sviluppo economico, l'Italia e il Mediterraneo diventino piattaforma naturale" della rete di trasporti, "solo che non siamo preparati: il terzo valico partira' troppo tardi, abbiamo una serie di porti che non dialogano tra di loro, c'e' una percentuale molto alta delle nostre ferrovie ancora non idonee e non abbiamo una programmazione economica infrastrutturale al ministero che ci consenta di diventare protagonisti". Sozzani, in particolare, ha lamentato la "mancanza di contenuti" del protocollo sui porti firmato dai tre governatori, Roberto Maroni, Giovanni Toti, e Sergio Chiamparino, insieme al ministro Graziano Delrio. Rappresentanti della Grimaldi Sardegna, di Italtrans e di Maganetti, azienda della Valtellina che ha investito in camion eco-friendly, hanno illustrato i loro progetti. In particolare, Francesco Abate di Grimaldi ha spiegato che la compagnia di navigazione vorrebbe essere "piu' presente in Tunisia" e considera l'Algeria un "mercato interessantissimo".

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