L'approfondimento

Nola, le verità nascoste dell'ospedale: un reparto utilizzato come spogliatoio

Il reparto di Ortopedia chiuso da due anni, viene utilizzato come spogliatoio. Alcune sedie e barelle ci sono perché donate da un benefattore di zona. Nel reparto O.B.I, (osservazione breve intensiva), le regole prevedono che il paziente ricoverato, deve restarci per 24 oppure al massimo 36 ore.

Un ospedale di frontiera dimenticato da tutti. Gestire un bacino di utenza di almeno 650mila persone, con una ricezione di pronto soccorso di almeno 250 accessi in un giorno, l'ospedale di Nola, finito da alcune ore nell'occhio del ciclone per aver curato delle persone distese a terra, non poteva e non aveva i mezzi idonei per poterlo affrontare. I suoi problemi vengono da lontano. E', come spesso accade, puntualmente, tutti dimenticati da chi avrebbe avuto l'onere nonché il dovere di fare in modo che un nosocomio di così vitale importanza, finisse nel baratro. Di verità nascoste l'ospedale di Nola ne ha e come. Partendo da un reparto di ortopedia, chiuso due anni e mezzo fa dai Nas di Napoli ed oggi viene utilizzato come spogliatoio. Si avete capito bene, un intero reparto composto da almeno 20 posti letto, tutti inutilizzabili nemmeno con le emergenze di questi giorni, il personale lo utilizza come luogo per cambiarsi d'abito. Ma non è solo questo. Alcune sedie e barelle, ci sono perché un benefattore di zona, le ha donate all'ospedale poiché appartenevano a persone defunte. Quindi, se fosse stato per il servizio di assistenza nazionale, si rischiava che nemmeno una barella fosse presente nel pronto soccorso. Andiamo avanti. Nel reparto O.B.I, (osservazione breve intensiva), le regole prevedono che il paziente ricoverato, deve restarci per 24 oppure al massimo 36 ore. Gli inquirenti in passato, hanno scoperto che i pazienti ci rimanevano pure per 4 o 5 giorni. Infine altri posti letto, non vengono utilizzati per mancanza di personale. I carabinieri dei Nas di Napoli, dopo lo scoppio dello scandalo pubblicato su facebook, metteranno a nudo tutto quello che nasconde l'ospedale. E' pur vero che, da quando l'ospedale di Pollena ha chiuso i battenti, (in pratica grazie al taglio dei fondi sulla sanità è in dirittura di arrivo), tutta la comunità nolana e buona parte del vesuviano, si è riversato nell'unico pronto soccorso della zona: cioè Nola. In tutto questo, il Co.Re.Cot Campania, (centrale operativa regionale e territoriale ) che gestisce le chiamate del 118, come ha gestito le emergenze? Perché ha dirottato i pazienti verso un ospedale che non poteva riceverli? A queste due domande, proveranno a rispondere le indagini dei Nas che, come prevedibile che sia, puntualizzeranno tanti aspetti, attuali e passati ai quali qualcuno dovrà dare una risposta. È, certamente non quei medici che, seppur hanno curato a terra la gente, (a qualche paziente malato di cuore gli hanno pure salvato la vita), ai quali si chiedono spiegazioni, finiti come agnelli da sacrificare, la politica sa ma continua a fare finta di niente. Secondo alcune voci di corridoio, la direzione dell'ospedale aveva già scritto in Regione Campania sulle criticità del nosocomio. Ma, non sappiamo se a quelle comunicazioni qualcuno ha dato risposta. Fatto sta che, quel reparto di Ortopedia chiuso due anni e mezzo fa con 20 posti letto è ancora chiuso. Nessuno ci ha messo mano. Come pure tutte le altre criticità mai affrontate seriamente. Un ospedale da sempre in crisi, ma che i continui tagli, ed una programmazione regionale poco attenta hanno fatto il resto. Ora, hanno sospeso i dirigenti e chiedono il licenziamento dei medici. Forse qualcuno si dovrebbe passare la mano per la coscienza prima di fare talune affermazioni. Perché è bastato una settimana di freddo polare a fare emergere la crisi dell'enorme macchina della sanità campana costosa ed inefficiente.

Francesco Celardo

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