L'evento

Padula, premio Joe Petrosino,tra glorie della legalità ed invidia

Premiati personalità importanti per essersi distinti nelle loro attività in nome della legalità. Il premio Joe Petrosino, poliziotto italo americano di ineguagliabile intelligenza professionale, rimane nell'immaginario collettivo come l'esempio di legalità da seguire. Però, il premio, ha messo paura a qualcuno che ha tantissimi scheletri nell'armadio, e non ci ha pensato attraverso un articolo di giornale pubblicato il giorno della premiazione, come offendere il premio Petrosino.

Premio Joe Petrosino: il premio della legalità assoluta. La manifestazione si è svolta a Padula (SA) Sabato scorso, cioè appena 10 giorni fa, a cui hanno partecipato il sindaco del posto Paolo Imparato, Vincenzo La Manna, presidente dell'associazione Internazionale Joe Petrosino, Nino Melito Petrosino, pronipote del grande poliziotto italo americano, il senatore pentastellato Mario Michele Giarrusso, il questore di Salerno, e tante altre autorità civili e militari. I premi quest'anno sono andati al capo della procura di Torre Annunziata Pierpaolo Filippelli, il gruppo cooperativo Goel, il giornalista Paolo Borrometi, al questore di Napoli Antonio De Jesu, Don Maurizio Patriciello prete anticamorra di Caivano, il capitano Davide Acquaviva comandante compagnia Carabinieri di Sala Consilina, e la signora Margherita Asta, familiare vittime innocenti di camorra.Tanti sono stati gli interventi a sostegno dell'impegno alla legalità in tutte le sue accezioni. Il senatore Giarrusso, ha affermato che “non c'è Italia senza memoria. Noi vogliamo l'Italia della legalità”. Poi via via tutti gli interventi tra cui il capo della Procura di Torre Annunziata Filippelli che ritiene “come sia importante avere presidi di legalità come questi in terra di camorra”, oppure il giornalista Borrometi, da sempre una penna contro la mafia, e per cui è finito sotto scorta, la presenza della polizia con il questore di Salerno Pasquale Errico, che ha ritirato il premio al posto del questore De Jesu, don Maurizio Patriciello con il suo Parco Verde di Caivano, una dura lotta contro la camorra che ne ha fatto un rione di spaccio di droga, ed infine l'associazione Goel, che ha dimostrato ai presenti, come si puo' combattere la n'drangheta non piegandosi mai al loro volere. Ecco, tutte queste persone, in un certo qual modo rappresentano quello che era Joe Petrosino, cioè l'emblema del buon investigatore dall'ineguagliabile fiuto, e dunque icona della legalità assoluta. Però, il premio Joe Petrosino, nella provincia salernitana, ha messo paura a qualcuno. In pratica, la valenza e la forza del grande Joe, ha terrorizzato qualche soggetto strano, tra cui uno pseudo giornalista, condannato pure in sede civile per diffamazione, il quale, in apertura a pagina 7 di un giornale salernitano, pur di diffamare un luogotenente della Guardia di Finanza in pensione, reo di aver scoperto quando era in servizio alcuni reati a carico di un imprenditore sanitario che ha un centro ad Eboli, ( ancora oggi al vaglio della magistratura) molto amico dello pseudo giornalista, proprio nel giorno della premiazione, lo ha voluto per l'ennesima volta “ricordare” come colui che aveva ricevuto un attestato del premio, e soprattutto offendere la memoria di Joe Petrosino, definendo il premio come “fantomatico premio Petrosino”. Orbene, lo pseudo giornalista firmatario dell'articolo, condannato per diffamazione dal Tribunale civile di Salerno grazie proprio ad una querela del luogotenente della Guardia di Finanza, (deve risarcire pure il danno, ma gli arriverà un'altra in questi giorni), e ritenuto dai beni informati per nulla credibile,e se ci fosse stato Joe Petrosino, avrebbe scoperto che, il mentore del diffamatore, sarebbe questo proprietario di questo centro sanitario, il quale, c'è l'ha pure lui con il luogotenente della Guardia di Finanza, solo perché, quando era in servizio, non solo gli ha scoperto molte cose adesso al vaglio degli inquirenti, ma che è stato pure condannato al risarcimento del danno per aver licenziato illegalmente una sua dipendente senza nemmeno rispettare la sentenza del giudice. Come direbbe Joe “si sentono dei giganti, ma hanno i piedi di argilla”. Non solo. Ma forse, questo “Golia” che ha già perso contro Davide, è pure figlio di uno che era stato definito il “braccio destro” della mala cutoliana che negli anni 80 spargeva terrore nel salernitano. Insomma, a tutto questa invidia che si è registrata dalle pagine del giornale di chi ha scritto l'articolo, come avrebbe reagito Joe Petrosino? Forte ed intelligente come noi riteniamo che sia stato agli inizi del 900, quasi sicuramente li avrebbe arrestati tutti, compreso il pennivendolo, ed avrebbe fatto in modo che, questi loschi individui stessero al fresco chissà per quanti anni.

Francesco Celardo

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