Papa Francesco non è solo

Lo scandalo in Vaticano ci interpella tutti

Lo scandalo in Vaticano ci interpella tutti

Il Vaticano trema ancora, a tre anni dallo scandalo del trafugamento di carte segrete da parte del maggiordomo Di Gabriele. Trema non per lo scoop giornalistico di Nuzzi e Fittipaldi che anticipa l’imminente pubblicazione di un loro rispettivo libro, ma perché alle costole di eventuali monsignori e cardinali corrotti (ma ci sono certamente tanti buoni, e io stesso ne conosco qualcuno) c’è lo stesso Papa Francesco, che ha fatto della riforma della Curia Vaticana e dell’intera chiesa un suo preciso programma. Trema perché intrallazzatori e mercanti, che avrebbero fatto della casa di Dio un covo immondo di ladri, hanno i giorni contati.
Se le indiscrezioni saranno confermate da indagini operate dallo stesso Papa c’è da mettersi le mani ai capelli, c’è da nascondersi nel fondo di una grotta: soldi destinati ai poveri, che sarebbero invece dirottati nelle tasche dei suddetti monsignori, centinaia di case e ville donate alla chiesa, affittate invece a basso prezzo agli amici degli amici dei suddetti monsignori… Insomma, il dio denaro impera nel centro della chiesa che diventa centro dello scandalo. E il Papa appare realmente come un “Francesco tra i lupi”.
E’ vero che il Vaticano è il centro della chiesa, perchè è costituito da Sacre Congregazioni (una specie di ministeri) col compito di aiutare il Papa nel governo delle chiese nel mondo; è vero che tali Congregazioni operano all’interno di un territorio, divenuto un piccolo Stato dentro lo Stato Italiano, dove è ubicata la chiesa di S.Pietro con gli adiacenti Palazzi Pontifici. Ma il lettore attento avrà notato che sto scrivendo il termine chiesa con la lettera minuscola, mentre quella con la lettera maiuscola, la Chiesa, è il mistero della presenza del Cristo nella comunità dei suoi seguaci.
Il Vaticano non è la Chiesa, ma uno strumento umano a servizio del Papa per servirla, la Chiesa. E mentre questa rimane per sempre, quello può cambiare. Deve cambiare, signori! Il successore di Pietro può sorreggere nella fede le chiese (“conferma i tuoi fratelli”, Luca 22,31) nei modi più vari e, conoscendo questo Papa, più impensati. La struttura del Vaticano deve diventare più agile e più trasparente non tanto perché si deve poter vedere da tutti come lì si vive, ma proprio perché, come strumento di mediazione tra il Papa e le Chiese, la sua Curia Vaticana deve in qualche modo scomparire affinchè risplenda solo l’amore che scorre tra l’uno e le altre.
E poiché il centro della Chiesa non è per nulla lo Stato Vaticano ma il Cristo, e tale centro si trova là dove più arde l’amore, allora ognuno dei credenti, ogni piccola comunità credente delle periferie della terra può sprigionare una forza positiva che ridonda benefica su tutto il corpo della Chiesa.
Sappia, Papa Francesco, che egli non è solo nel suo profondo anelito di conformare questa chiesa al Cristo Crocifisso, l’uomo per gli altri.
Sappia che nel mondo (come certamente attorno a lui) ci sono innumerevoli fuochi accesi, silenziosi ma ugualmente operanti, dove si combatte e si vince la battaglia contro la corruzione, dove credenti e non credenti si donano gratuitamente agli altri, dove le case servono per accogliere i poveri e non i monsignori di turno. Senta questa potente energia risalire da tali piccoli centri posti alle frontiere della Chiesa e si rallegri della messe che gli è dato di raccogliere, anche se bagnata di pianto.
Ma queste cose egli le sa. Non per nulla aprirà la porta santa del Giubileo non a Roma ma nella cattedrale di Bangui nel centro Africa.
Perché dalla martoriata Africa ricominci la storia e riparta la chiesa.

don Stefano Trombatore